{"id":638,"date":"2025-10-01T16:09:16","date_gmt":"2025-10-01T14:09:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dancityfestival.it\/mag\/?p=638"},"modified":"2025-10-01T23:22:57","modified_gmt":"2025-10-01T21:22:57","slug":"quando-la-luce-ascolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dancityfestival.it\/mag\/quando-la-luce-ascolta\/","title":{"rendered":"Quando la luce ascolta"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<article>\n\n  <style>\n    .video-wrap { position: relative; width: 100%; padding-bottom: 56.25%; margin: 16px 0; }\n    .video-wrap iframe { position: absolute; width: 100%; height: 100%; left: 0; top: 0; }\n    .video-caption { text-align: center; font-style: italic; margin-top: 4px; }\n  <\/style>\n\n  <h1>Quando la luce ascolta<\/h1>\n  <h2>Da Fischinger a Giovinetto: cento anni di visioni audio-video<\/h2>\n  <p><em>Con la performance FEMINA in collaborazione con Factory Fest \u2013 11 ottobre 2025, Foligno<\/em><\/p>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Introduzione<\/h2>\n  <p>Nel corso del Novecento, artisti, scienziati e musicisti hanno inseguito un sogno: far vedere il suono e ascoltare l\u2019immagine. Un viaggio che attraversa un secolo di sperimentazioni, dalle prime sinfonie astratte alle performance generative, fino all\u2019esperienza di Giovinetto, protagonista l\u201911 ottobre a Foligno con FEMINA, in collaborazione con Factory Fest.<\/p>\n\n\n  <hr>\n\n  <h2>Le origini: il suono come forma<\/h2>\n  <p>Tutto comincia negli anni \u201920 e \u201930, quando pionieri come <strong>Oskar Fischinger<\/strong> e <strong>Mary Ellen Bute<\/strong> trasformano la musica in immagine. Nei loro film, linee e cerchi si muovono come note, anticipando la logica dell\u2019animazione sinestetica. <strong>Norman McLaren<\/strong>, ai National Film Board canadesi, incide letteralmente il suono sulla pellicola, generando vibrazioni ottiche che diventano musica. \u00c8 la nascita di una nuova grammatica, in cui la vista e l\u2019udito si scambiano i ruoli: l\u2019immagine non illustra, ma interpreta la musica. <\/p>\n<p>Gi\u00e0 <strong>Wassily Kandinsky<\/strong>, nei suoi scritti come <em>Lo spirituale nell\u2019arte<\/em>, aveva intuito una relazione diretta tra suono e colore: una corrispondenza tra vibrazioni acustiche e tensioni visive. Il suo pensiero influenz\u00f2 profondamente i pionieri dell\u2019astrazione in movimento, da Fischinger a Bute, radicando l\u2019idea che ogni forma possa essere \u201cascoltata\u201d.<\/p>\n\n  <blockquote>La ricerca di quegli anni ruota intorno al concetto di <strong>sinestesia<\/strong>, intesa come slittamento percettivo tra i sensi. Non si tratta di \u201cvedere la musica\u201d o \u201cascoltare i colori\u201d in senso letterale, ma di tradurre un\u2019esperienza sensoriale in un\u2019altra, cercando un linguaggio comune tra suono e immagine. \u00c8 un\u2019idea che attraverser\u00e0 tutto il Novecento, dal cinema astratto alle installazioni immersive contemporanee.<\/blockquote>\n\n<!-- EMBED 0: Norman McLaren-->\n  <div class=\"video-wrap\">\n    <iframe width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/E3-vsKwQ0Cg?si=fS8EhOjRFuW3KbU5\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n  <\/div>\n  <div class=\"video-caption\">Guarda: Norman McLaren &#8211; Dots (1940)<\/div>\n  <hr>\n\n  <h2>Gli anni \u201960: l\u2019elettronica diventa linguaggio<\/h2>\n  <p>Con l\u2019arrivo del video, l\u2019immagine non \u00e8 pi\u00f9 riprodotta ma generata. <strong>Nam June Paik<\/strong>, padre della videoarte, costruisce nel 1969 il <em>Paik-Abe Synthesizer<\/em>, una macchina capace di distorcere e colorare il segnale televisivo in risposta al suono. Durante le sue prime performance, il pubblico \u2014 abituato a un\u2019immagine televisiva stabile e rassicurante \u2014 si trov\u00f2 davanti a onde e vibrazioni cromatiche che si muovevano come correnti magnetiche, flussi di luce che sembravano espandersi e contrarsi al ritmo del suono. Molti spettatori, abbandonata ogni pretesa narrativa, rimasero immobili per minuti, catturati da quella materia elettrica in metamorfosi. Altri parlarono di un\u2019esperienza \u201cipnotica\u201d, \u201cpi\u00f9 vicina alla meditazione che all\u2019intrattenimento\u201d. Per la prima volta, la televisione smetteva di informare e iniziava a rispondere.<\/p>\n\n  <!-- EMBED 1: Nam June Paik -->\n  <div class=\"video-wrap\">\n    <iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/7UXwhIQsYXY\" title=\"Nam June Paik \u2013 Videofilm Concert (1965)\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n  <\/div>\n  <div class=\"video-caption\">Guarda: Nam June Paik \u2013 Videofilm Concert (1965)<\/div>\n\n  <p>Nello stesso periodo, <strong>Steina e Woody Vasulka<\/strong> trasformano i segnali elettronici in materia plastica. Nei loro esperimenti con oscilloscopi e magnetoscopi, la frequenza diventa linea, il ritmo diventa luce: figure che si deformano, si sdoppiano e si dissolvono in tempo reale. Molti critici dell\u2019epoca definirono i loro lavori come \u201cpaesaggi elettrici\u201d, un\u2019arte fatta di impulsi pi\u00f9 che di immagini.<\/p>\n\n  <p>Anche in Italia, la tensione tra spazio e percezione prende forma. <strong>Gianni Colombo<\/strong>, con opere come <em>Spazio Elastico<\/em> (1967), costruisce ambienti in cui il pubblico cammina tra fili luminosi e pareti in movimento: la visione diventa esperienza fisica. <strong>Ugo La Pietra<\/strong>, invece, lavora sull\u2019interazione tra individuo e contesto urbano, immaginando spazi \u201csensibili\u201d capaci di reagire alla presenza umana. Entrare nelle loro installazioni significava perdersi dentro una percezione instabile, dove il corpo non era pi\u00f9 spettatore ma parte del dispositivo.<\/p>\n\n  <p>Questi esperimenti aprono la strada a un nuovo modo di intendere la performance A\/V: non pi\u00f9 racconto, ma immersione sensoriale.<\/p>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Gli anni \u201970\u2013\u201980: feedback, calcolo e contemplazione<\/h2>\n  <p>Negli anni \u201970 e \u201980 il rapporto tra suono e immagine entra in una fase decisiva. I <strong>Vasulka<\/strong>, gi\u00e0 pionieri del video feedback, costruiscono veri e propri sintetizzatori di immagine: macchine che traducono il suono in impulsi visivi e generano onde e scie di luce in tempo reale. Chi assisteva alle loro performance raccontava di \u201cpaesaggi senza materia\u201d, superfici che parevano oscillare nello spazio come se lo sguardo stesse toccando il suono.<\/p>\n\n  <p>Nei laboratori <strong>Bell<\/strong> e <strong>IBM<\/strong>, intanto, nasce una nuova idea di opera audiovisiva: non pi\u00f9 gestuale, ma calcolata. Artisti come <strong>John Whitney<\/strong>, <strong>Lillian Schwartz<\/strong> e <strong>Laurie Spiegel<\/strong> iniziano a usare i computer come strumenti compositivi. Whitney, spesso proiettato nei festival di cinema sperimentale, mostrava spirali e figure che ruotavano su proporzioni musicali, suscitando un misto di stupore e perplessit\u00e0: qualcuno parl\u00f2 di \u201cmatematica che danza\u201d.<\/p>\n\n  <!-- EMBED 2: John Whitney -->\n  <div class=\"video-wrap\">\n    <iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/TbV7loKp69s\" title=\"John Whitney \u2013 Arabesque (1975)\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe>\n  <\/div>\n  <div class=\"video-caption\">Guarda: John Whitney \u2013 Arabesque (1975)<\/div>\n\n  <p><strong>Lillian Schwartz<\/strong>, collaborando con i tecnici dei Bell Labs, costruiva film in cui forme calcolate al computer si intrecciavano a suoni sintetici, lasciando gli spettatori incerti se si trovassero davanti a arte o a scienza. <strong>Laurie Spiegel<\/strong>, invece, compose sequenze in cui immagine e suono nascevano dallo stesso algoritmo, suggerendo che un giorno la musica e la luce sarebbero state programmate insieme.<\/p>\n\n  <p>Mentre la ricerca tecnologica esplorava il codice, <strong>Brian Eno<\/strong> ridefiniva la dimensione percettiva. Con i suoi lavori di ambient music e le prime installazioni luminose \u2014 semi di opere come <em>77 Million Paintings<\/em> \u2014 Eno proponeva esperienze in cui il suono diventava ambiente percettivo, e la luce la sua eco visiva. Molti critici parlarono allora di \u201cpaesaggi sonori da abitare\u201d, dove lo spettatore non assisteva pi\u00f9 ma sostava. Era un invito alla contemplazione, a un ascolto esteso nel tempo.<\/p>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Il digitale e l\u2019istante generativo (anni \u201990\u20132000)<\/h2>\n  <p>Con gli anni \u201990, il computer entra in scena. Software modulari come <em>Max\/MSP<\/em>, <em>Jitter<\/em> o <em>TouchDesigner<\/em> permettono di creare relazioni dirette tra segnale audio e forma visiva. Per la prima volta, l\u2019opera non \u00e8 pi\u00f9 montata ma generata: ogni variazione sonora pu\u00f2 trasformare istantaneamente l\u2019immagine.<\/p>\n\n  <p>\u00c8 la stagione dell\u2019<strong>audiovisual genre<\/strong>, in cui il suono non accompagna il visivo ma lo crea. Artisti come <strong>Ryoji Ikeda<\/strong> traducono i dati binari in pulsazioni ottiche (<em>datamatics<\/em>), costruendo esperienze che oscillano tra percezione sensoriale e riflessione sul linguaggio digitale. Il suo lavoro mette in scena la tensione tra ordine e caos: il dato informatico si fa luce, il bit diventa spazio.<\/p>\n\n  <!-- EMBED 3: Ryoji Ikeda -->\n  <div class=\"video-wrap\">\n    <iframe width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_wJPXrO1cdg?si=vdYx7TpcqTVGxQOL\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n  <\/div>\n  <div class=\"video-caption\">Guarda: Ryoji Ikeda \u2013 Datamatrix (2005)<\/div>\n\n  <p>In parallelo, <strong>Alva Noto<\/strong> scolpisce il silenzio. Con i suoi set minimali, costruisce architetture di glitch, impulsi e vuoti che disegnano un\u2019estetica del frammento: la forma sonora diventa struttura visiva, in un equilibrio fragile tra controllo e interferenza. Il suo dialogo con <strong>Ryuichi Sakamoto<\/strong>, visto anche al Dancity, ha ridefinito l\u2019idea di performance multimediale come spazio condiviso tra emozione e astrazione.<\/p>\n\n  <p><strong>Robert Henke<\/strong>, gi\u00e0 co-fondatore di Ableton Live, sposta invece l\u2019attenzione sulla luce come materia. In opere come <em>Lumi\u00e8re<\/em>, i laser non servono a illustrare la musica ma a costruirla: fasci di fotoni che tracciano linee, intervalli, silenzi. Henke introduce un nuovo gesto: il compositore-programmatore, che scrive con il tempo e con la luce.<\/p>\n\n  <p>Infine, <strong>Tarik Barri<\/strong> apre la strada a una dimensione spaziale. Con le sue architetture immersive e la collaborazione con artisti come Monolake o Thom Yorke, crea ambienti navigabili in tempo reale, in cui il pubblico non guarda pi\u00f9 da fuori ma \u201centra\u201d nell\u2019opera. Le sue performance segnano il passaggio dalla rappresentazione alla <strong>presenza digitale<\/strong>: un\u2019arte che non si contempla, ma si attraversa.<\/p> <!-- INSERT AFTER: last paragraph about Tarik Barri (Il digitale e l\u2019istante generativo) -->\n<p>Accanto a queste traiettorie, figure come <strong>Quayola<\/strong> e <strong>fuse*<\/strong> hanno spinto la ricerca italiana verso una visualit\u00e0 algoritmica e immersiva: nei loro lavori il dato si trasforma in paesaggio sensibile e la macchina diventa co-autrice. Dalle stratificazioni iconografiche e architettoniche di Quayola alle drammaturgie luminose di fuse*, il codice non \u00e8 solo strumento ma <em>materia<\/em>, capace di generare tempo, spazio e relazione.<\/p>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Dal club alla cultura visiva<\/h2>\n  <p>In parallelo alla ricerca pi\u00f9 astratta, la scena club britannica apre un nuovo fronte. I <strong>Coldcut<\/strong>, pionieri dell\u2019intelligenza audiovisiva e fondatori del collettivo <strong>Hex<\/strong>, furono tra i primi a trasformare il DJ set in performance A\/V vera e propria. Con il loro software <em>VJamm<\/em>, sviluppato nei primi anni \u201990, permisero di suonare i video come fossero campioni audio, anticipando di anni le piattaforme di VJing moderne. Nei loro show, cultura visiva e musica elettronica si fondevano in un flusso sincrono di ritmo, immagini e messaggi, portando la sperimentazione fuori dai laboratori e dentro il club. \u00c8 un punto di svolta decisivo: il VJ diventa performer, non semplice proiezionista, e la cultura del remix trova per la prima volta una forma audiovisiva live.<\/p>\n<!-- EMBED 3bis: COLD CUT -->\n  <div class=\"video-wrap\">\n    <iframe width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/II_2KKYlEMQ?si=FMgXmG-BbmXy5nff\" title=\"YouTube video player\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n  <\/div>\n  <div class=\"video-caption\">Guarda: Matt Black dei Coldcut parla del video setup live con Vjamm (2006) <\/div>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Flying Lotus e lo spettacolo immersivo<\/h2>\n  <p>Mentre la ricerca pi\u00f9 concettuale definiva i suoi linguaggi, altri artisti li portavano verso la cultura pop. Tra questi <strong>Flying Lotus<\/strong>, che con il suo show in <em>3D stereoscopico<\/em> ha rappresentato un momento di svolta. Non tanto per l\u2019effetto visivo, quanto per la capacit\u00e0 di trasporre la logica immersiva delle installazioni A\/V dentro una narrazione accessibile, aperta anche al grande pubblico.<\/p>\n\n  <p>La sua presenza al <strong>Dancity Festival<\/strong> segna un episodio importante: uno spaccato fuori dagli schemi della ricerca accademica, ma perfettamente coerente con l\u2019evoluzione del linguaggio A\/V. Flying Lotus ha dimostrato che la sperimentazione pu\u00f2 dialogare con la cultura pop senza perdere complessit\u00e0 tecnica, aprendo un varco tra l\u2019underground e lo spettacolo immersivo.<\/p>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Le tappe Dancity<\/h2>\n  <p>Nel corso degli anni, <strong>Dancity Festival<\/strong> ha costruito una relazione profonda con le arti audio-video. Dalle architetture minimali di <strong>Alva Noto &#038; Ryuichi Sakamoto<\/strong> (2011), alla potenza di <strong>Ryoji Ikeda<\/strong>, fino alle esplorazioni laser di <strong>Robert Henke<\/strong> e agli spazi navigabili di <strong>Tarik Barri<\/strong>, il festival ha sempre cercato forme di dialogo tra suono, immagine e percezione.<\/p> <!-- INSERT AFTER: opening paragraph of \"Le tappe Dancity\" -->\n<p>Tra gli episodi pi\u00f9 poetici, nel <strong>2012<\/strong> Dancity ha ospitato anche i <strong>Quiet Ensemble<\/strong> con l\u2019installazione <em>Natura Morta (Still Life)<\/em>, un lavoro che intrecciava tecnologia, casualit\u00e0 e natura. Suoni e luci venivano generati da elementi vivi e imprevedibili \u2014 piante, frutti, acqua, energia \u2014 ricordandoci che anche l\u2019errore pu\u00f2 farsi composizione e che l\u2019audiovisivo \u00e8, prima di tutto, un ecosistema.<\/p>\n\n  <p>Particolarmente significativa l\u2019esibizione di <strong>Murcof &#038; Vanessa Wagner<\/strong> nel 2014, dove pianoforte ed elettronica ridisegnavano lo spazio acustico come materia viva. E ancora, la poesia visiva di <strong>Ryoichi Kurokawa<\/strong>, capace di fondere rendering digitale e sensibilit\u00e0 contemplativa, ha rappresentato una delle esperienze pi\u00f9 immersive mai presentate a Foligno: opere in cui il suono si cristallizza in luce, e la luce diventa tempo.<\/p>\n\n  <p><strong>Ei Wada<\/strong> riport\u00f2 in vita i televisori a tubo catodico trasformandoli in strumenti musicali. Attraverso il contatto diretto con le mani e il corpo, modulava i campi elettromagnetici generando suoni intonati e percussivi, come se la pelle stessa diventasse un sensore. L\u2019esperienza, a met\u00e0 tra arte e gioco, cattur\u00f2 l\u2019attenzione di tutti \u2014 dagli appassionati di sperimentazione ai curiosi, fino ai pi\u00f9 piccoli \u2014 dimostrando che il linguaggio audiovisivo pu\u00f2 essere al tempo stesso profondo e accessibile, corporeo e collettivo.<\/p>\n\n  <!-- EMBED 4: Ei Wada @ Dancity 2011 -->\n  <div class=\"video-wrap\">\n    <iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BkziDsk6BMg\" title=\"Ei Wada \u2013 Braun Tube Jazz Band (Dancity 2011)\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe>\n  <\/div>\n  <div class=\"video-caption\">Guarda: Ei Wada \u2013 Braun Tube Jazz Band (Dancity 2011)<\/div>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Giovinetto: tra scienza e percezione<\/h2>\n  <p>Fisico di formazione, compositore e artista visivo, <strong>Riccardo Giovinetto<\/strong> lavora su un principio semplice e radicale: ogni suono porta in s\u00e9 una forma. Dopo gli anni nel duo <em>OZMOTIC<\/em>, con pubblicazioni su Touch accanto a Fennesz e Biosphere, Giovinetto ha intrapreso un cammino solista che unisce rigore matematico e intensit\u00e0 poetica.<\/p>\n\n  <p>Nel suo progetto <em>FEMINA<\/em>, presentato a <strong>Ars Electronica<\/strong>, il corpo e la voce diventano sorgenti di frequenza. La luce non illustra la musica, ma ne \u00e8 la conseguenza visibile: un ambiente reattivo in cui ogni variazione genera una forma, e ogni respiro modella lo spazio.<\/p>\n\n  <!-- EMBED 5: Giovinetto \u2013 FEMINA -->\n  <div class=\"video-wrap\">\n    <iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/cwNwHRPoa38\" title=\"Giovinetto \u2013 FEMINA (estratto, 2024)\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe>\n  <\/div>\n  <div class=\"video-caption\">Guarda: Giovinetto \u2013 FEMINA (estratto, 2024)<\/div>\n\n  <p>Il risultato \u00e8 una riflessione sull\u2019identit\u00e0 e sulla presenza: un\u2019arte che osserva il suono come materia vivente, in continuo mutamento.<\/p>\n\n  <hr>\n\n  <h2>Dancity e Factory Fest: una nuova tappa<\/h2>\n  <p>Con <strong>Giovinetto<\/strong> e la collaborazione con <strong>Factory Fest<\/strong>, Dancity rinnova la propria vocazione alla sperimentazione interdisciplinare. Non si tratta solo di ospitare uno spettacolo, ma di partecipare a una storia viva, iniziata quasi un secolo fa. Una storia che continua a chiederci di ascoltare con gli occhi aperti \u2014 perch\u00e9 ogni suono, se osservato con attenzione, porta in s\u00e9 la forma della luce.<\/p>\n\n  <hr>\n\n  <h2>\ud83c\udfa5 Video e approfondimenti<\/h2>\n  <ul>\n    <li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1FfZQb-Zx0Y\">Steina &#038; Woody Vasulka \u2013 Electronic Art<\/a><\/li>\n    <li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2djs3Y0aD1g\">Ryoji Ikeda \u2013 datamatics<\/a><\/li>\n    <li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8KnknsHDbQ0\">Alva Noto &#038; Ryuichi Sakamoto \u2013 Live @ Dancity 2011<\/a><\/li>\n    <li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2cVQ_mVmmFI\">Robert Henke \u2013 Lumi\u00e8re<\/a><\/li>\n    <li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=YoTixuhk2OY\">Tarik Barri \u2013 Monolake live visual<\/a><\/li>\n    <li><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=cfnktxwWOBU\">Ryoichi Kurokawa \u2013 unfold<\/a><\/li>\n    <li><a href=\"https:\/\/youtu.be\/II_2KKYlEMQ?si=_8Qs0JoYTO73qOar\">Flying Lotus 3D Show at Dancity, Spoleto (IT)<\/a><\/li>\n  <\/ul>\n<hr>\n\n<h2>Informazioni sull\u2019evento<\/h2>\n<p><strong>FEMINA \u2013 Performance audiovisiva di Riccardo Giovinetto<\/strong><br>\nPresentata in collaborazione con <strong>Factory Fest<\/strong> \u00b7 11 ottobre 2025 \u00b7 Foligno<\/p>\n\n<p><a href=\"https:\/\/factoryfest.it\/2025-femina-av\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Maggiori informazioni su Factory Fest<\/a><\/p>\n\n<p>\ud83c\udf9f\ufe0f <strong>Biglietti:<\/strong> \n<a href=\"https:\/\/www.diyticket.it\/events\/musica\/26718\/ff-25-riccardo-giovinetto-femina-av\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\nAcquista su DIY Ticket<\/a><\/p>\n\n<p>\ud83d\udce9 <strong>Prenotazioni e informazioni:<\/strong> \n<a href=\"mailto:factoryfest.tickets@gmail.com\">factoryfest.tickets@gmail.com<\/a> \u00b7 \n<a href=\"https:\/\/wa.me\/393890231912\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">WhatsApp +39 389 0231912<\/a><\/p>\n<\/article>\n\n\n\n<div class=\"dancity-donate-box\">\n  <a class=\"dancity-donate-button\" href=\"https:\/\/www.paypal.com\/donate\/?business=info@dancity.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\n    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.paypalobjects.com\/webstatic\/icon\/pp258.png\" alt=\"PayPal\" class=\"paypal-icon\" \/>\n    <span>Sostieni Dancity<\/span>\n  <\/a>\n  <p class=\"dancity-donate-msg\">\n    Il nostro progetto \u00e8 indipendente e senza fini di lucro.<br>\n    Se ti piace quello che facciamo, puoi aiutarci con una piccola donazione.\n  <\/p>\n<\/div>\n\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la luce ascolta Da Fischinger a Giovinetto: cento anni di visioni audio-video Con la performance FEMINA in collaborazione con Factory Fest \u2013 11 ottobre 2025, Foligno Introduzione Nel corso del Novecento, artisti, scienziati e musicisti hanno inseguito un sogno: far vedere il suono e ascoltare l\u2019immagine. 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